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Vogliamo raccontarvi un’esperienza interessante e formativa, fatta insieme ad alcuni docenti, durante quest’anno scolastico: l’intervista alla signora Carla Bugé che si è resa disponibile a raccontare il suo passato in quanto testimone del periodo che va dalla Seconda Guerra mondiale all'avvento della democrazia.
La signora Carla nasce il 7 agosto 1935 a Torino, fa parte di una famiglia della media borghesia e frequenta persone dello stesso stato sociale, tanto che ha l'occasione di venire a contatto con persone che, come l'avvocato Bruno Segre, hanno lottato per la libertà.
Cresciuta in un contesto familiare sereno, ricorda una madre molto elegante con un forte carattere, e un padre di origini siciliane che, al contrario era piuttosto permissivo.
La famiglia comprendeva anche due fratelli maggiori, Angelo e Giuseppe, il primo appassionato di eventi storici, il secondo partigiano e attivista politico.
In seguito ad alcune ricerche svolte dal fratello Angelo si è scoperto che la famiglia discende dai Savoia.
La signora Carla riceve un'educazione abbastanza rigida da parte della madre, alla quale oggi è infinitamente grata.
Tutti quanti siamo stati colpiti dal suo modo di parlare con l’accento piemontese e dal colore dei suoi occhi di un azzurro intenso, ma soprattutto dal modo particolareggiato di ricordare fatti tragici con estrema lucidità.
Anche se negli anni molti episodi si affievoliscono nel ricordo, la signora però non potrà mai dimenticare ciò che è successo durante la Seconda Guerra mondiale, allo scoppio della quale era una ragazzina di 7 anni.
Per sfuggire ai continui bombardamenti lei e la sua famiglia sono stati sfollati a Torrepellice, dove vivevano in un'immensa villa, ''villa Anastasia'' immersa nella natura, nella quale rimase fino a dopo il conflitto e dove trascorse i momenti più belli della sua vita nonostante il tragico periodo storico.
Descrive una Torino culturalmente viva e incline a sostenere le nuove idee socialiste alle quali, intanto, avevano aderito il padre e il fratello maggiore.
Inoltre riferisce che, durante il periodo fascista, non fu costretta ad indossare la divisa e riuscì a studiare presso un Istituto religioso.
Alla domanda ''Cosa ricorda della guerra?'' la signora commossa risponde '' Durante i bombardamenti era necessario rifugiarsi nelle cantine o in luoghi adibiti a rifugi, molte persone erano solite andare a letto con i vestiti, a causa degli attacchi improvvisi''.
Quando, a guerra inoltrata, si trasferì a Torrepellice riferisce: ''Entrai in contatto diretto con la nuova realtà della Resistenza; nel paese infatti vivevano tanti partigiani che per ricevere notizie sicure relative alle postazioni dei tedeschi, creavano vere e proprie staffette di ragazzini che, ritornando dal centro del paese, riferivano quante armi, soldati, viveri...avessero i tedeschi''.
''Da picccoli i bambini venivano educati al ''culto'' del silenzio perché dovevano sempre dire di non conoscere partigiani''.
Una delle tante atrocità che la signora non riesce proprio a dimenticare è: ''L'episodio legato alle sevizie inflitte ai partigiani che furono catturati e ai quali vennero strappate le unghie dalle mani''.
Si può comprendere come, in famiglia, crescesse l'ansia quando suo padre e suo fratello rimanevano lontani da casa anche per parecchi giorni.
Ritornata a Torino conosce degli ebrei che vivevano nello stesso condominio, una tra questi le fece conoscere lo scrittore Carlo Levi.
Successivamente la signora Carla si rivolse all'avvocato Segre per una questione legale legata alla madre, con il quale è ancora in corrispondenza nonostante siano passati parecchi anni.
L'intervistata è orgogliosa: ''Di aver conosciuto un uomo con così tanti valori, ancora molto operativo nonostante l'età avanzata.
Mostra il libro scritto da Segre ''Non mi sono mai arreso'' ed esorta tutti noi a leggerlo per comprendere un passato che conosciamo poco e continua: ''Durante la sua giovinezza l'avvocato ha scontato il carcere ad Asti, dal quale miracolosamente ne è uscito vivo nonostante le continue torture subite''. ( Bruno Segre, avvocato e giornalista, ha da poco festeggiato i 100 anni, è una figura tra le più limpide e coraggiose dell’antifascismo italiano.)
Alla fine la signora Carla mostra alcune fotografie della sua famiglia e si commuove soprattutto indicando quella che ritrae il padre in divisa.
Ringrazia poi tutti quanti dicendosi felice di aver potuto ricordare con noi alcuni momenti significativi della nostra storia.
Alla fine dell’intervista, siamo rimasti affascinati da tali racconti, perché ci siamo resi conto che non basta solo studiare sui libri di storia per capire gli eventi passati, ma è più coinvolgente la testimonianza diretta di coloro che, come la signora Carla, hanno vissuto in prima persona questi tragici momenti.Agrì Marta,
Ben R’Houma Yosra
Bucca Maria
Pino Francesca
Santangelo Antonina
Trifilò Salvatore
Classe III^A Istituto Comprensivo “B.Genovese”FUORI CONCORSO