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24liveSchool. Le emozioni venatorie, nel rispetto delle specie protette

Autore: . Pubblicato il 26 Aprile 2019. Inserito in Attualità, School Live.

L’attività venatoria è una delle mie grandi passioni. Non ne parlo volentieri ed è stato difficile, per me, anche decidere di scrivere quest’articolo  perché, di solito, la gente tende a criticare le persone che cacciano gli animali, accusandole di essere spietate e crudeli . Si tratta di una passione che mi è stata trasmessa da mio padre e che, a contatto con la natura, mi permette di vivere con lui, delle esperienze indescrivibili: l’aria aperta, fresca, incontaminata e il clima di gioiosa collaborazione che si crea tra di noi e con gli altri amici, ci regalano, ogni volta delle sensazioni molto profonde.Purtroppo le aree dove è possibile praticare l’attività venatoria si sono sempre più ridotte, in particolare sui Peloritani e sui Nebrodi, dove sono state create riserve e parchi, nati per tenere pulite le aree boschive  e per salvaguardare alcune specie animali e vegetali: in realtà queste aree protette sono divenute così ricche di vegetazione da risultare ad alto rischio di incendi e, cosa ancora più spiacevole, il prelievo venatorio viene comunque effettuato in maniera  illegale . Tutto ciò fa sì che non si abbia più il controllo  di alcune specie, le quali, invece di essere salvaguardate, rischiano di estinguersi. Ad esempio la coturnice, che è una specie stanziale non più cacciabile, aveva il suo habitat tra le rocce, i campi di grano e le zone di pastura del bestiame: queste aree sono divenute riserve, dove, naturalmente, non è più consentita nè la caccia nè la pastura del bestiame e vi prolifera invece la macchia mediterranea, la quale richiama predatori come la volpe e la martora o altri animali, come i cinghiali, che non sono controllabili perchè si adattano a qualunque territorio e sono molto proliferi nelle cucciolate. Inoltre non hanno più predatori in Sicilia, se non l’uomo. Talvolta possono essere avvistati anche nei centri abitati. I cinghiali, inoltre, mangiano le uova della coturnice che, anche per questo, tende a scomparire.Purtroppo anche le abitudini di molte altre specie sono state alterate dalle modificate condizioni ambientali. Ad esempio il tordo, la quaglia e la beccaccia, che sono uccelli migratori, vengono spesso catturati con le reti negli stretti, a bordo di barche, per poi venire utilizzati nel commercio. Anche il colombaccio, una volta migratore, è diventato stanziale, perchè ha trovato le giuste condizioni per sopravvivere. E ancora: il coniglio selvatico, un’icona della caccia in Sicilia, conta esemplari sempre meno numerosi, non a causa della caccia, ma  per malattie varie.Molti pensano che lo scopo della caccia si limiti all’abbattimento dell’animale, ma non è per niente così: per chi pratica la caccia con il cane da ferma, l’emozione inizia nel vedere il cane prendere l’emanazione ed accostare per andare poi in ferma, far alzare in volo la selvaggina e poi, dopo lo sparo, vedere tornare festoso il proprio ausiliare con il trofeo. Chi, invece, preferisce la caccia con il cane da seguita o da traccia, s’emoziona nel sentire braccare il proprio animale quando trova la traccia e abbaia a fermo. C’è poi chi pratica la caccia d’ appostamento: costoro provano piacere nell’addestrare i propri volantini per vederli poi svolgere il proprio lavoro.Chi non pratica l’attività venatoria non può capire le sensazioni che si provano e non è giusto che si pensi male di quanti portano sulla tavola animali da essi stessi cacciati: anche la carne comprata in macelleria deriva da animali macellati, proprio perchè l’uomo se ne possa nutrire, solo che comprare carne già bell’e selezionata non fa lo stesso effetto che pensare a chi “in maniera molto crudele” uccide direttamente “animali indifesi” per alimentarsene. Ma io mi chiedo: ”Tutti gli animali che vengono allevati proprio con lo scopo di essere macellati, non sono “esseri indifesi”?Cattafi FrancescoClasse IIA IPSAA Leonti Milazzo