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24liveSchool, calcio: no alla passione che acceca!

A livello nazionale e locale sono frequenti gli episodi di violenza prima, durante o dopo le partite di calcio. Giuseppe Monforte, allenatore dell’Orsa Promosport di Barcellona P.G., sottolinea l’importanza del “gioco corretto” e del “buon esempio”.

Autore: . Pubblicato il 4 Aprile 2019. Inserito in Attualità, School Live.

Che cos’è il calcio? Il calcio, nel mondo, è il gioco di squadra più popolare e amato dai più giovani e dai meno giovani. Come in tutti gli sport, la vittoria sul campo dovrebbe essere conseguita attraverso il gioco corretto e il rispetto degli avversari. Accade invece che, in campo, le “teste calde” e, fuori, gli “irriducibili tifosi”, fomentino atti di aggressività con grave rischio anche per gli spettatori presenti nei contesti sportivi. Sul gioco del calcio come responsabilità sociale, anche Papa Francesco ha spesso richiamato l’attenzione dei calciatori che lo hanno incontrato, invitandoli al gioco leale, alla partecipazione condivisa nella ricerca della meta, perché nello sport come nella vita solo cooperando è possibile raggiungere obiettivi “speciali”. Di più, ogni partita consacra “modelli” di riferimento per tutti coloro che la guardano, dunque, è necessario promuovere solo il bel calcio. L’allenatore Giuseppe Monforte, dell’associazione sportiva Orsa Promosport di Barcellona Pozzo di Gotto, è un grande sostenitore dell’etica calcistica; dà <> ai suoi giocatori, ma anche insegnamenti di gioco leale, perché il gioco in campo deve assicurare un risultato, ma anche confermare valori sportivi e sociali. Per conoscere meglio il suo pensiero, ieri, lo abbiamo raggiunto nel campo di Zigari “Salvuccio Rao” (Barcellona P.G.) e gli abbiamo posto alcune domande. orsaPremesso che il calcio deve essere inteso come passione e competizione leale, perché sul campo si registrano episodi di calcio scorretto? È vero che il calcio deve essere ispirato a correttezza e lealtà, ma nell’agonismo, nella frenesia dell’evento sportivo ci sono delle situazioni che possono essere causa di episodi incresciosi e talvolta anche violenti. Probabilmente tutti e non solo gli addetti ai lavori, devono cercare di stare più tranquilli, mai farsi prendere dalla rabbia, dare il buon esempio, per non accendere esageratamente gli animi, dentro e fuori il campo. Quanto incide la “curva” della tifoseria sul comportamento dei calciatori? Il comportamento dei tifosi sicuramente incide sulla prestazione della squadra. Una squadra incitata dai tifosi, in casa o fuori casa, si sente più protetta e più stimolata. Naturalmente ci sono anche aspetti negativi perché, in alcune situazioni, soprattutto quando i risultati non arrivano, c’è una grande pressione da parte della tifoseria, aspetto che non si sente per una squadra che ha pochi tifosi al seguito, quindi ci sono sia cose positive che negative. Naturalmente, secondo me, è compito dei calciatori e degli addetti ai lavori, allenatori e dirigenti, non esasperare mai gli animi. Trasmettere valori sportivi ai ragazzi con esperienze educative difficili, è facile o difficile? Trasmettere valori ai ragazzi non è mai semplice; io cerco sempre di dare l’esempio, perché secondo me l’esempio è più importante delle parole. Ciò premesso, non vedo una grande differenza tra chi ha una situazione difficile a casa e chi no, perché magari ci sono dei ragazzi che vivono una situazione semplice in famiglia, di gratificazione continua e, inizialmente, si mostrano un po’ resistenti alle regole e al fair play dell’essere sportivo, mentre ci sono ragazzi che, anche se vivono in contesti familiari problematici, hanno l’allenatore come punto di riferimento e amano ascoltarlo e seguirne i consigli. Ribadisco, perciò, l’importanza dell’esempio per la sana competizione sportiva. Cosa si sente di dire per promuovere e condividere una cultura sportiva positiva all’interno degli stadi? A volte vedo partite in cui, con estrema facilità, si insulta l’arbitro che ammonisce o la squadra avversaria che ripetutamente fa “bottino” di goal, ciò mi dà fastidio. Tutti quanti dovremmo cominciare a capire che l’arbitro è un giudice,che può anche sbagliare, che noi non dobbiamo essere di parte, che i giocatori possono sbagliare, ma essere capaci di tornare subito al gioco leale; insomma, ognuno di noi deve dare il suo contributo, essere un “modello positivo” per rendere piacevole e migliore quello che è il gioco più amato da tutti. Dopo avere ringraziato il mister per la cortesia dimostrata nel rispondere alle nostre domande, a Fabio Sottile, giovane difensore della squadra, abbiamo chiesto di raccontarci un aneddoto di fair play, degno di apprezzamento. Ha riferito che, durante una partita in casa della Promosport, sul risultato di 0-1 per la squadra ospite, un giocatore della squadra ospitante, nonostante lo svantaggio, ha tirato volontariamente la palla in fallo laterale, per permettere il soccorso medico ad un avversario che si trovava a terra molto sofferente. È un esempio di fair play che ci piace, perché questo episodio dimostra come, nel gioco “corretto” del calcio, come nella nostra quotidianità, l’attenzione all’altro, l’aiuto a chi si trova in difficoltà, deve vincere sull’interesse immediato e particolare.Syria Alosi classe IV F I.I.S “Medi” Liceo Scienze Applicate)foto 1